Con l'epoca romana penetrarono in italia diversi culti dedicati a divinità egizie, arrivati tramite gli intensi contatti commerciali nei porti, soprattutto del Sud d'Italia, fra i quali spicca il culto per la dea Iside.
I geroglifici hanno sempre avuto una parte importante nell'egittomania: le iscrizioni più tarde rinvenute in questa scrittura sono databili al IV secolo d.C., ma già allora i geroglifici erano ritenuti scrittura esclusivamente dei sacerdoti e Tacito li aveva definiti "pensieri simbolici rappresentati attraverso animali".
Ben presto si perse completamente la capacità di leggerli e tradurli e anche questo contribuì dunque al formarsi del mito egizio; ed è proprio in questa epoca che arrivano dall'Egitto i primi obelischi.
Nel 1422 il fiorentino Cristoforo Buondelmonti riportò in patria la copia di un piccolo libro, trovato in Grecia: si trattava di Hyerogliphica, traduzione greca di un manuale di geroglifici probabilmente scritto tra il II e IV secolo d.C. da un certo Orapollo.
Ovvio che questa guida all'epoca era molto simbolica e fantasiosa, e si diffuse molto nel mondo intellettuale.
Il primo vero studioso della scrittura geroglifica fu il padre gesuita Athanasius Kircher: un grande collezionista di materiale archeologico egizio, per tentare un'interpretazione si basò sil libretto di Orapollo, con i conseguenti errori, ma riuscì a capire che sotto quella scrittura si doveva nascondere una vera e propria lingua antica.
La spedizione di Napoleone in Egitto fu accompagnata da 167 studiosi e scenziati: matematici, astronomi, disegnatori, naturalisti, architetti e letterati, che ebbero il compito di documentare non solo l'Egitto contemporaneo ma anche i monumenti testimonianza della grandezza passata.
Proprio durante questa spedizione venne portata alla luce la Stele di Rosetta nel Delta del Nilo, che reca inciso un decreto di Tolomeo V (196 a.C.).
Questa fu poi inviata a Parigi e ne vennero fatte delle copie, destinate a tutti li studiosi.
Due anni dopo, nel 1801, arrivarono in Egitto le forze inglesi per attaccare definitivamente le armate di Napoleone.
I generali inglesei conoscevano l'esistenza della Stele, sapevano che era in mano ai francesi, e volevano appropriarsene.
La pietra riuscì ad essere imbarcata per l'inglilterra, dove ci arrivò nel 1802.
Da allora, come è noto, la stede di Rosetta è esposta al British Museum.